Il termine inflazione deriva dal latino e significa gonfiatura. Secondo la definizione  economica indica l’aumento prolungato e generalizzato del livello medio dei prezzi.

L’inflazione è calcolata sulla base delle abitudini medie della popolazione: a seguito di uno studio collettivo si determinano quali aspetti del paniere assumono un maggior peso nella misura del tasso inflazionistico.

Si tiene perciò conto dei generi di uso quotidiano, di quelli durevoli e dei servizi di cui le famiglie fanno uso. In Italia l’ISTAT è l’organo incaricato della stima e del monitoraggio del tasso d’inflazione.

E’ importante conoscere e capire qual è l’effetto che l’inflazione ha sui nostri risparmi.

Contrariamente a quanto si pensa, i soldi tenuti in banca sul conto corrente non sono completamente al sicuro, o meglio sono esposti al rischio inflattivo. Più sale il prezzo dei beni che acquisti e dei servizi che utilizzi, meno valgono i tuoi soldi. Se non fai nulla per contrastarla, l’inflazione può ridurre il tuo potere d’acquisto anche in maniera significativa.

Il valore nominale dei soldi detenuti sul conto non si modifica, ma il valore reale si.

Il valore nominale si contrappone al valore reale del bene che è il suo prezzo di mercato. Se prendiamo una banconota da 100 euro, questa ha un valore nominale di 100, ma poi il suo valore reale sul mercato dipende dalla quantità di beni acquistabili che varia appunto in funzione dell’andamento dell’inflazione.

Ad esempio un tasso contenuto di inflazione del 2% annuo, in 5 anni può avere un impatto di diminuzione di valore di 5.000€ in 4.529 €. In appena 10 anni, dal 2008 ad oggi, il potere d’acquisto del denaro è diminuito drasticamente, con un decremento di oltre il 10% a causa dell’inflazione.

L’obiettivo di ogni risparmiatore/investitore dovrebbe quindi essere quello di perseguire rendimenti “reali” positivi. Questo significa incrementare il valore del proprio patrimonio a un tasso superiore rispetto a quello dell’inflazione.

Anche se tenere i soldi in banca può sembrare la scelta più prudente, si deve considerare oltre alle imposte, il tasso d’inflazione. Il tasso d’interesse reale, quello che conta davvero, può così risultare decisamente ridotto, se non addirittura negativo.

Il denaro sul conto corrente è quindi tutt’altro che al riparo da rischi, perché esposto a una vera e propria erosione del potere d’acquisto.

Se vuoi salvaguardare i risparmi depositati sul conto contattami troveremo insieme la soluzione più adeguata.